Quando i bambini iniziano a staccarsi dalla mamma?

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Tra i dieci mesi e i due anni detà, molti bambini sviluppano ansia da separazione. Questapprensione si manifesta con il rifiuto di essere lasciati allasilo o al momento di coricarsi, dimostrando un forte attaccamento al genitore.

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Il distacco dalla mamma: un viaggio tra ansia e autonomia

Il legame tra madre e bambino è uno dei più forti e profondi che esistano. Un’unione simbiotica che, nei primi mesi di vita, rappresenta per il piccolo l’intero universo. Ma come ogni legame in continua evoluzione, anche questo è destinato a trasformarsi, aprendo la strada all’autonomia e all’indipendenza. E’ in questo delicato passaggio che si inserisce, spesso tra i dieci mesi e i due anni d’età, l’ansia da separazione.

Lungi dall’essere un segnale di allarme o un campanello d’allarme per un rapporto disfunzionale, questa apprensione è una tappa fisiologica dello sviluppo infantile. Rappresenta infatti la presa di coscienza, da parte del bambino, della propria individualità e della separazione fisica dalla figura di riferimento principale, solitamente la mamma. Questa consapevolezza, pur necessaria per la crescita, può generare nel piccolo un senso di smarrimento e insicurezza, manifestandosi con pianti inconsolabili, capricci e rifiuto di essere lasciato all’asilo, dai nonni o al momento di coricarsi.

Il picco dell’ansia da separazione si manifesta generalmente intorno ai 18 mesi, periodo in cui il bambino inizia a comprendere la permanenza dell’oggetto, ovvero che la mamma esiste anche quando non è fisicamente presente. Tuttavia, questa comprensione intellettuale non è ancora supportata da una maturità emotiva sufficiente a gestire la frustrazione dell’assenza.

Diversi fattori possono influenzare l’intensità e la durata dell’ansia da separazione: il temperamento del bambino, l’ambiente familiare, eventuali cambiamenti significativi nella routine (come l’inizio dell’asilo nido o la nascita di un fratellino) e lo stile genitoriale.

È importante che i genitori affrontino questa fase con pazienza e comprensione, offrendo al bambino un supporto emotivo costante. Evitare di sminuire le sue paure o di reagire con rabbia è fondamentale. Al contrario, rassicurarlo con dolcezza, spiegargli dove si va e quando si torna, creare dei rituali di saluto e di bentornato, possono aiutare il piccolo a sentirsi più sicuro e a gestire meglio l’ansia.

Giochi che simulano la separazione, come il “cu-cu” o nascondino, possono contribuire a familiarizzare il bambino con il concetto di assenza e ritorno. Anche l’utilizzo di un oggetto transizionale, come un peluche o una copertina, può rappresentare un conforto e un ponte simbolico con la figura materna durante i momenti di distacco.

Infine, è importante ricordare che l’ansia da separazione è una fase transitoria. Con il tempo, il bambino svilupperà maggiore autonomia e sicurezza in se stesso, imparando a gestire le proprie emozioni e a vivere serenamente i momenti di separazione dalla mamma. Se però l’ansia persiste in modo eccessivo o interferisce significativamente con la vita quotidiana del bambino, è consigliabile consultare un pediatra o uno psicologo infantile.