Perché il Giovedì Santo si mangiano le cozze?

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La tradizione napoletana della zuppa di cozze al Giovedì Santo sembra risalire a Ferdinando I di Borbone. Grande appassionato di pesce, il re era solito pescare a Posillipo e pretendeva che la sua servitù cucinasse il pescato. Un Giovedì Santo, pare abbia chiesto un piatto speciale a base di cozze.

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Il Re, le Cozze e il Giovedì Santo: Un’antica ricetta napoletana

Il Giovedì Santo, tra i profumi intensi di incenso e la solennità delle cerimonie religiose, un piatto umile ma ricco di storia trova il suo posto sulle tavole napoletane: la zuppa di cozze. Ma perché proprio le cozze? La risposta, avvolta in un alone di leggenda e tradizione, sembra risalire alle abitudini culinarie di un re, Ferdinando I di Borbone.

Non si tratta di una semplice coincidenza o di una moda effimera. La tradizione, tramandata oralmente di generazione in generazione, lega indissolubilmente il mollusco bivalve al giorno sacro che precede la Pasqua. Ferdinando I, sovrano colto e amante della buona tavola, era un appassionato di pesca. Le acque cristalline di Posillipo, a due passi dalla sua residenza reale, costituivano un vero e proprio paradiso per le sue battute di pesca. Era solito trascorrere ore con la lenza in mano, ritornando al palazzo con un ricco bottino di pescato fresco.

La leggenda narra che, un Giovedì Santo, il Re, desideroso di un piatto speciale e rappresentativo della ricchezza del mare napoletano, richiese ai suoi cuochi un elaborato manicaretto a base di cozze. Non un semplice piatto qualsiasi, ma una zuppa, capace di racchiudere in sé il sapore intenso del mare, la semplicità degli ingredienti e la maestria della cucina napoletana.

La scelta delle cozze, in realtà, non fu casuale. Probabilmente, Ferdinando I apprezzava la versatilità del mollusco, la sua capacità di adattarsi a diverse preparazioni e, soprattutto, la sua abbondanza nelle acque di Posillipo. Le cozze, facili da reperire e dalla preparazione relativamente semplice, rappresentavano per la corte borbonica un alimento gustoso e accessibile, che poteva essere declinato in numerose varianti, a seconda delle erbe aromatiche e degli altri ingredienti utilizzati.

Da quel Giovedì Santo, a quanto pare, la zuppa di cozze si è consolidata nella tradizione culinaria napoletana, trasformandosi in un piatto simbolo non solo del gusto, ma anche della storia e della cultura della città. Un piatto povero, elevato a simbolo di regalità, che continua ancora oggi a richiamare il sapore intenso del mare e il fascino di un’antica usanza reale, tramandata attraverso i secoli. E così, ancora oggi, il profumo intenso di mare e di basilico inebria le case napoletane, portando con sé l’eco della richiesta di un Re e il sapore autentico di una tradizione millenaria.